Colonia

15 giorni di allegria, divertimento, momenti ricreativi e ludici, ma anche di cultura ed attenzioni ai temi sociali ai quali questa iniziativa ha riservato un’attenzione prioritaria: questo è stato il progetto “Sorrisi e colori”, una colonia estiva dedicata ai bambini di età compresa fra i 6 ed i 12 anni, che si è svolta a Lampedusa (Ag). Le attività hanno coinvolto 30 soggetti, attraverso un servizio di animazione con una forte valenza educativa sia per i contenuti dell’attività che sono state svolte (visite guidate, escursioni naturalistiche, attività sportive, attività pratiche, disegno, pittura, etc.), sia perché ha rappresentato una valida occasione di crescita personale, utile per socializzare con gli altri e stringere nuove amicizie. Il progetto è stato promosso da Alternativa Giovani e finanziato dal Comune di Lampedusa e Linosa.

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Il progetto ha avuto inizio con un azione di comunicazione, che aveva come obiettivo la la visibilità e la promozione dello stesso progetto (prima fase).
Si è infatti proceduti alla divulgazione attraverso comunicati stampa, affissioni murarie, distribuzione di materiale informativo.
Sempre nell’ambito della prima fase, il via ufficiale è stato dato con una conferenza stampa – seguita da una tavola rotonda con i docenti - che si è svolta il 24 febbraio 2012, presso l’Aula Magna dell’Istituto Pirandello, e alla quale hanno preso parte, oltre ai promotori e partner del progetto, anche alcuni esponenti del mondo politico e culturale del territorio.

foto-02Dopo questa fase di “visibilità e promozione”, le attività progettuali sono continuate con gli “interventi specialistici nella scuola” (seconda fase) al fine di fornire agli studenti gli strumenti per conoscere e approfondire le problematiche legate alla raccolta differenziata dei rifiuti ed alla tutela del mare.
Gli interventi si sono svolti iniziando dalla “raccolta differenziata dei rifiuti”, area tematica che è stata seguita dal Dott. Bruno Scuto del Politecnico di Bari. A seguire è stata affrontata l’altra area tematica, ossia la “tutela del mare” che è stata seguita dalla Dott.ssa Lucia Vitale dell’Università La Sapienza di Roma. Le lezioni nella classi si sono svolte suddividendo gli studenti per grado.

foto-03Gli interventi nelle classi sono iniziati con dei momenti di familiarizzazione e socializzazione che hanno permesso la conoscenza reciproca dei ragazzi e l'interazione con gli insegnanti e con gli educatori/formatori di Alternativa Giovani.
Gli argomenti trattati nelle classi sono stati i seguenti. Per quanto riguarda la raccolta differenziata dei rifiuti: il problema dei rifiuti in generale; l’aumento dei rifiuti; l’immondizia pericolosa; i rifiuti biodegradabili; le discariche; l’incenerimento dei rifiuti; il riciclaggio dei rifiuti.

foto-04Per quanto riguarda, invece, il mare: i pericoli del mare in generale; la fauna e la flora che vive nelle Isole Pelagie; il sistema delle aree marine protette in italia; l’Area marina protetta “Isole Pelagie”; regole da osservare per salvaguardare il mare.

Questa seconda fase si è conclusa con la consegna in tutte le classi dei cestini a forma di ovetto per la raccolta differenziata dei rifiuti, e con l’installazione nello spazio esterno dell’istituto di due compostiere.
La consegna dei predetti è stata accompagnata dalla distribuzione di locandine e brochure appositamente realizzate, dove vengono spiegate le corrette modalità di raccolta differenziata dei rifiuti.

foto-05Dopodiché è iniziata la terza fase inerente i “laboratori”. Anche qui le attività sono state separate per area tematica iniziando dalla raccolta differenziata dei rifiuti.

Il primo laboratorio realizzato ha riguardato la visita in discarica. Ai ragazzi è stata offerta l’opportunità di osservare la realtà territoriale di gestione dei rifiuti. In questo modo è stato possibile valutare le modalità di conferimento di rifiuti e il successivo processo di differenziazione all’interno di container da destinare agli impianti di trattamento. Successivamente i ragazzi hanno potuto osservare delle discariche abusive ubicate nella stessa area.

foto-06L’obiettivo del laboratorio è stato quello di far comprendere l’importanza del rifiuto, il valore che esso ricopre e le problematiche connesse ad un utilizzo irresponsabile e incivile dello stesso.
A seguire sono stati realizzati due laboratori sui processi di riciclaggio e riutilizzo.

L’ultimo laboratorio ha costituito la possibilità di individuare all’interno di un area dismessa e abbandonata della scuola, delle opportunità di valorizzazione ecocompatibile. I ragazzi hanno potuto mettere alla prova le personali capacità di problem solving e di attitudine al lavoro in team. Sono stati individuati piccoli gruppi e per ciascuno di essi è stato eletto un group leader. L’obiettivo è stato quello di inventare delle opportunità di riutilizzo e riciclaggio per garantire il soddisfacimento dei benefici psichici derivanti da qualunque area verde.

foto-07Le aree sono state opportunamente ripulite (differenziando i rifiuti) e preparate. Sono state create delle bordure per aiuole mediante l’utilizzo di vecchi pali della luce abbandonati e pitturati ed in seguito sono stati piantati alberi, siepi, rampicanti e piante da fiore.

foto-08Il giardino è stato concimato con compost ottenuto dal processo di biodegradazione della frazione umida in compostiera. Il laboratorio è stata la massima espressione di un processo di aggregazione e socializzazione.

Per quanto riguarda invece la tutela del mare, sono stati realizzati tre laboratori: il primo prevedeva l’osservazione dei cetacei nel loro habitat, infatti sono stati avvicinati non lontano dalle coste dell'isola a bordo di un gommone dell'Area Marina Protetta “Isole Pelagie”; a seguire è stato realizzato un laboratorio sulla spiaggia, trasformata in un’aula all’aperto; in conclusione la visita al Centro recupero e cura delle tartarughe marine del Wwf Italia.

foto-09La metodologia utilizzata per questi laboratori è stata quella dell’apprendimento esperienziale: coinvolgendo ogni ragazzo/a, stimolandolo e guidandolo ad osservare, elaborare e dedurre, lasciando così sperimentare le loro capacità individuali.

Le finalità di queste attività sono state:

foto-10• sensibilizzare i giovani nei confronti delle problematiche ambientali, facendogli percepire la bellezza ed il valore del loro territorio;

• avvicinare i giovani alla natura, aiutandoli a percepirla come un ambiente del quale tutti facciamo parte, oltre che un bene comune;

• stimolare il loro senso di appartenenza nei confronti dell’ambiente che li circonda ed il loro senso civico, facendoli sentire parte di una comunità che preserva e gestisce importanti risorse.

foto-11La quarta fase del progetto ha riguardato le cd. “attività sul campo”. La prima attività realizzata in questa fase è stata una campagna di educazione e sensibilizzazione dal nome “Porta la sporta”.

Difatti sono stati attivati – all’ingresso di supermercati - due punti di informazione e distribuzione di sacchetti di cotone.

foto-12La campagna mirava a dissuadere i clienti dei supermercati all’acquisto dei sacchetti, e nel contempo si faceva informazione sui problemi causati dalla plastica. Nella stessa occasione ai clienti veniva regalato un sacchetto di cotone da utilizzare per gli acquisti ed una brochure informativa.

A seguire è stata realizzata una giornata ecologica che ha previsto la pulizia di una spiaggia e di un tratto costiero. Circa un centinaio di studenti più altre persone di passaggio si sono ritrovate in zona “Cavallo Bianco”, raccogliendo circa 40 sacchi industriali di spazzatura, in modo particolare bottiglie di plastica, ma anche pneumatici e rifiuti ingombranti abbandonati.

foto-13Le attività di questa fase si sono concluse con l’organizzazione in spiaggia di punti didattici ed informativi. Qui si sono svolte attività di educazione ed animazione ambientale, supportati da speciali materiali come la “scatola del mare”, una piccola raccolta di reperti marini, che ha incuriosito ed illustrato alcuni aspetti del mondo acquatico.

Allo studio sul campo, che ha previsto la raccolta di reperti spiaggiati, osservazioni, esperimenti, ecc., si sono affiancate attività ludiche aventi per tema l’ambiente marino.

foto-14Le attività in spiaggia, dunque, hanno previsto la metodologia innovativa dell’educazione ambientale, privilegiando l’interazione con l’ambiente, il rapporto scuola-territorio, la centralità dell’esperienza, il gioco, il lavoro sul campo, la conoscenza come scoperta, l’apprendimento attivo, l’esplorazione attraverso i sensi.
L’ambiente è diventato un laboratorio sperimentale in cui apprendere conoscenze e concetti nuovi, sviluppare attività e atteggiamenti, promuovere valori e comportamenti.

I partecipanti alle attività si sono trasformati, inoltre, in dei veri e propri “spazzini del mare”, ed armati di retino hanno provveduto a ripulire la spiaggia ed il tratto di mare antistante la battigia da mozziconi di sigarette, carta, plastica, etc.

foto-15Si è passati, infine, alla quinta fase che ha previsto la divulgazione del progetto e dei risultati ottenuti, che è stata realizzata, appunto, attraverso la raccolta di tutto il materiale prodotto durante lo svolgimento dello stesso, materiale che è stato trasferito su pannelli espositivi.

foto-16Questi pannelli sono stati esposti al pubblico in una piazza importante dell’isola, creando un percorso itinerante ed una vera e propria mostra che è stata visitata da oltre 1000 persone in una sola sera.

Oltre ai pannelli sono stati esposti alcuni dei lavori realizzati durante le attività progettuali, come le fioriere create riutilizzando vecchi pneumatici, i cestini a forma di ovetto per la raccolta differenziata, la carta riciclata prodotta con carta da macero, etc.

È stato realizzato, ancora, un video contenente una raccolta fotografica di tutte le attività e le iniziative realizzate nell’ambito del progetto che è stato proiettato nel corso delal mostra

foto-17Rete.

Per quanto riguarda il contributo operativo dato dai partner, l’Istituto Onnicomprensivo Pirandello ha collaborato attivamente fino alla terza fase, e grazie alla partecipazione dei professori e di tutto il personale scolastico, si è potuto diffondere con più immediatezza il progetto educativo. Il corpo docente infatti si è reso sempre disponibile “a sacrificare” ore di lezioni, per dare spazio al progetto.

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Inoltre la collaborazione dell’ente ha permesso all’associazione promotrice di avere a disposizione gratuitamente locali dove poter svolgere alcune delle attività previste dal progetto.

Per quanto riguarda l’Area Marina Protetta “Isole Pelagie”, la collaborazione è iniziata con i laboratori riguardanti il mare, ed è proseguita con le attività sul campo.

L’ente, oltre a garantire la presenza del proprio personale, ha messo a disposizione sia mezzi, come i gommoni, che materiale didattico-scientifico.

 

 

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Pelagie conoscerle e proteggerle

Il progetto ha avuto inizio con un azione di comunicazione, che aveva come obiettivo la conoscenza, la visibilità e la promozione dello stesso progetto (prima fase). Si è infatti proceduti alla divulgazione attraverso comunicati stampa, affissioni murarie, distribuzione di materiale informativo. Sempre nell’ambito dell’azione di comunicazione, il via  ufficiale è stato dato con una conferenza stampa che si è svolta sabato 21 gennaio, presso l’Aula Magna dell’Istituto foto - 1-2Pirandello, e alla quale hanno preso parte, oltre ai promotori e partner del progetto, anche alcuni esponenti del mondo politico e culturale del territorio.

Oltre ad essere presenti diversi genitori e studenti, alla conferenza hanno assistito il personale dei Vigili del Fuoco, il comandante della Guardia Costiera di Lampedusa e altro personale, il Comandante della Guardia di Finanza della Brigata di Lampedusa e altro personale, il personale dell’Aereonautica Militare, nonché professori ed insegnanti dell’Istituto Pirandello ed alcuni rappresentanti di associazioni e movimenti locali.

Dopo questa fase di “visibilità e promozione”, le attività progettuali sono continuate con gli “interventi nelle classi scolastiche” (seconda fase) al fine di fornire agli studenti gli strumenti per conoscere e approfondire la realtà territoriale.

Gli interventi si sono svolti dividendo gli studenti in gruppi secondo l’ordine e il grado. Le attività hanno avuto inizio nella scuola primaria, partendo dalle prime classi, ed in particolare gli interventi si sono susseguiti a gruppi di due classi alla volta. Dopodiché si è passati alla scuola secondaria di primo grado dove è stato fatto un intervento per ogni ordine.

Gli interventi nelle classi sono iniziati con dei momenti di familiarizzazione e socializzazione che hanno permesso la conoscenza reciproca dei ragazzi e l'interazione con gli insegnanti e con gli educatori di Alternativa Giovani.

foto-2foto-3Questi “momenti” risultano degli strumenti essenziali per una prima verifica del livello di conoscenza, di coesione del gruppo e per il rilevamento delle diversità esistenti nello stesso.

A sostegno dell’approfondimento teorico è stata consegnata a tutti gli studenti, una guida didattica appositamente realizzata sui temi trattati, dal titolo “Alla scoperta delle Pelagie”.

Inoltre per facilitare l’apprendimento ed un maggiore coinvolgimento dei destinatari, gli interventi  sono stati accompagnati dall’utilizzo di video e diapositive,  e dall’esposizione di reperti ed elementi del territorio, come ad esempio pezzi di roccia/sassi dell’isola di Lampedusa e dell’isola di Linosa, al fine di effettuare un confronto sulla diversità dei due territori (specie per quanto riguarda la connotazione del terreno, calcareo per Lampedusa e vulcanico per Linosa), nonostante le isole siano un unico Comune e distano pochi chilometri.

foto-5foto-4Il progetto è andato avanti con la terza fase, ossia “raccolta informazioni e riconoscimento delle diversità”, ossia dei veri e propri laboratori di dimostrazione e applicativi, iniziati subito dopo la fase “teorica”. Sono stati realizzati in totale 6 laboratori, di cui 4 per la scuola elementare e 2 per la scuola media.

Il primo laboratorio realizzato ha coinvolto gli studenti della scuola primaria (classi III – IV – V per un totale di circa 120 studenti), ed ha avuto come tema l’aspetto storico delle isole Pelagie.

foto-6Difatti gli studenti hanno visitato il museo sulla storia di Lampedusa (chiuso da anni per mancanza di fondi e di personale), dove oltre ad esserci un’esposizione di foto, dati e documenti sulla storia delle isole Pelagie, da qualche mese è presente l’importante statua marmorea acefala di Atena. Rinvenuta proprio sull'isola nell'800, l'opera greca era stata venduta nel 1963. 

Acquisita dalla Regione siciliana nel 1988, era rimasta conservata nei depositi della soprintendenza di Agrigento. Dopo un lavoro di ripulitura, a cura del laboratorio di restauro del Polo didattico di Agrigento dell'Università di Palermo, la statua, da settembre 2010, è tornata a Lampedusa.

foto-7All’incontro con gli studenti, oltre ad essere presente il formatore di Alternativa Giovani, era presente il direttore del Museo, lo storico dell’isola prof. Giovanni Fragapane.

La raccolta di informazioni è proseguita con un altro laboratorio ambientale/storico che si è svolto nel vallone di Cala Madonna, all’interno del quale è presente il Santuario della protettrice dell’Isola, SS. Maria di Porto Salvo.

foto-8Anche a questo laboratorio hanno partecipato gli studenti della scuola primaria (classi III – IV – V per un totale di circa 120 studenti). In questa occasione – oltre alla visita del santuario e delle grotte ivi presenti - sono state ripercorse le principali tappe storiche dell’isola - con particolare riferimento alla storia del Santuario - e con l’ausilio di mappe cognitive e di rappresentazioni sceniche/teatrali.

Inoltre sono state date nozioni sugli aspetti ambientali, attraverso l’osservazione delle specie faunistiche e floristiche presenti nella zona.

Un altro laboratorio è stato realizzato per la riscoperta e la valorizzazione delle arti e dei mestieri antichi.

foto-9Esso si è svolto sulla suggestiva spiaggia di Cala Palme, luogo dove anni addietro sostavano i cosiddetti “saccalleva”. Gli studenti della scuola primaria (IV – V per un totale di circa 60 studenti) hanno potuto assistere ad alcune dimostrazioni, in particolare a quella sulla lavorazione delle spugne, di un mastro d’ascia, sull’uso della bussola e sulla realizzazione di nodi marinari.

A seguire è stata la volta degli studenti della scuola secondaria di primo grado con due distinti laboratori incentrati sull’ambiente e sulla storia: nel primo sono stati  visitati il vallone della forbice e cala pulcino, luoghi che si trovano all’interno della riserva naturale orientata “Isola di Lampedusa” gestita da Legambiente.

foto-10Nell’occasione è stato percorso – attraverso un’escursione a piedi – tutto il sentiero didattico creato dall’ente gestore della riserva. A questo laboratorio hanno partecipato circa 40 studenti.

Con l’altro laboratorio, invece, è stato visitato uno dei luoghi più affascinanti di Lampedusa, il dammuso denominato “Casa Teresa”, ossia un sito di notevole interesse monumentale ed etno-antropologico, nonché luogo di storia ed identità culturale. 


foto-11Costruito intorno al 1870 risulta tra i più rilevanti ed articolati dell'isola per dimensione e tipologia, costituendo una notevole testimonianza di integrazione con il paesaggio circostante. A questo laboratorio hanno partecipato circa 50 studenti.

Questa fase di “raccolta di informazioni” si è conclusa con un laboratorio per gli studenti della scuola primaria (classi I – II per un totale di circa 100 studenti), che ha previsto innanzitutto la visita alla stazione ornitologica dell’Ispra, Istituto Statale incaricato dei rilevamenti faunistici, e della stazione di inanellamento diretta dal Prof. Bruno Massa dell’Università di Palermo, dove si eseguono - appunto - studi sulla fauna migratoria dell’isola.

foto-12I bambini hanno assistito al lavoro di ricerca svolto dagli esperti (misurazione dei volatili, pesatura, etc), e alla conseguente liberazione degli stessi animali.

Dopodichè ci si è recati in uno dei fortini presenti sull’isola, ossia delle strutture costruite in punti strategici dagli americani durante la seconda guerra mondiale – e tutt’ora quasi in ottime condizioni – che servivano a monitorare eventuali attacchi dei nemici sia dal mare che dal cielo.

foto-13Questo laboratorio si è concluso con la visita alla "Porta di Lampedusa - Porta d'Europa", monumento realizzato dall’artista Mimmo Paladino e dedicato ai migranti che giungono nell'isola alla ricerca di una nuova e più dignitosa esistenza.

La metodologia utilizzata per la terza fase è stata quella dell’apprendimento esperienziale: coinvolgendo ogni ragazzo/a, stimolandolo e guidandolo ad osservare, elaborare e dedurre, lasciando così sperimentare  le loro capacità individuali.

Dopodiché è iniziata la quarta fase del progetto, in contemporanea con la quinta, incentrata sulla  “sensibilizzazione del pubblico” mediante anche l’attuazione di “attività sul campo”.

foto-15La prima attività, svoltasi presso la villa comunale di Lampedusa, luogo poco curato e privo di colori, ha visto coinvolti circa 130 studenti della scuola primaria durante un’allegra giornata dedicata all’arte e alla creatività, nonché al ripristino di un “bene comune”.

Per quanto riguarda, invece, gli studenti della scuola secondaria di primo grado è stata organizzata una giornata ecologica, che ha previsto la pulizia di una spiaggia, anch’essa poco frequentata, poiché poco curata.

foto-16Circa 50 studenti più altre persone di passaggio si sono ritrovate nella spiaggia di Cala Spugne, raccogliendo oltre 30 sacchi industriali di spazzatura, in modo particolare bottiglie di plastica, ma anche pneumatici e rifiuti ingombranti abbandonati.

Un’altra attività - che ha messo insieme sia gli studenti della scuola primaria che quelli della secondaria di primo grado – è stata una gara di pesca sportiva che coinvolto anche diversi genitori.

Un modo per riscoprire e valorizzare un antico mestiere - oggi più che mai in disuso – e per conoscere più da vicino le specie animali che vivono nel nostro mare.

foto-17Con l’inizio del periodo estivo, le attività del progetto si sono spostate sulle spiagge di Lampedusa, con l’intento primario di sensibilizzare i numerosi turisti presenti sull’isola. Sono state organizzate, infatti, numerose iniziative dedicate principalmente all’educazione ambientale.

La giornata “tipo” aveva inizio con l’accoglienza degli studenti e dei bambini nell’area prescelta della spiaggia che, una volta delimitata, veniva adibita al gioco e trasformata in un piccolo laboratorio all’aperto.

Dopo una prima fase di presentazione, si dava inizio alla prima attività ludico-didattica, supportata da nozioni teoriche e realizzata mediante il gioco della scatola magica (contenente diversi oggetti legati al mare), che prevedeva la disposizione in cerchio dei bambini, allo scopo di facilitare un maggiore coinvolgimento e consentire ad ognuno di essi di diventare protagonista.

Successivamente, cercando di creare un filo conduttore fra le diverse fasi della giornata, è stata realizzata una seconda attività centrata su una metodologia di tipo esperienziale; e per far ciò, si è fatto riferimento al cosiddetto “gioco dell’oca” che, tuttavia, è stato adattato al contesto.


foto-18L’obiettivo di questa attività è stato quello di educare e rendere consapevoli i giovani cittadini, dell’importanza che le nostre azioni hanno sull'ambiente che ci circonda e nel quale viviamo, poiché il più delle volte i comportamenti scorretti nascono da una “ignoranza” rispetto agli effetti creati, che nel tempo possono determinare vere e proprie catastrofi. 


foto-18Alla fine del ciclo di queste attività si è passati alla fase pratica, dove i destinatari dovevano mettere in pratica quanto avevano discusso e imparato.

E così i partecipanti guidati dagli operatori, prima hanno praticato lo snorkeling per scoprire e vedere il mondo sottomarino, e poi si sono trasformati in dei veri e propri “spazzini del mare”, ed armati di retino hanno provveduto a ripulire la spiaggia ed il tratto del mare antistante la battigia da mozziconi di sigarette, carta, plastica, etc.

Tale attività ha avuto un impatto alquanto positivo anche sui bagnanti che in quella giornata si trovavano sul posto, alcuni dei quali si sono uniti all’opera di pulizia.

foto-19Altre 2 giornate, infine, sono state dedicate – nell’ambito di una campagna nazionale portata avanti dall’Associazione Marevivo - alla distribuzione di posaceneri tascabili e riutilizzabili, per sensibilizzare i bagnanti a tenere pulite le spiagge, ed in modo particolare a tenerle libere dai mozziconi di sigaretta che rappresentano il 40% dei rifiuti nel mar mediterraneo.

foto-20Si può senz’altro affermare che le “attività sul campo” hanno rappresentato la massima espressione di un processo di aggregazione e socializzazione, che nel contempo hanno permesso di sensibilizzare diverse persone.  

Per quanto riguarda infine la sesta fase, era prevista la divulgazione del progetto. Si è, infatti, proceduti in questa direzione, organizzando due workshop, rispettivamente il 22 e il 23 ottobre 2012, il primo dedicato prettamente a coloro che sono stati i beneficiari diretti del progetto, quindi studenti, docenti e personale scolastico, il secondo dedicato ai destinatari indiretti, per cui ai genitori e parenti dei rispettivi studenti.

In entrambe le occasioni è stata allestita una mostra composta da 9 pannelli, mostra che ha ripercorso tutte le attività realizzate durante il progetto.

foto-21Inoltre tutto il materiale esposto attraverso questi pannelli, è stato riportato su una brochure e distribuita a coloro che sono intervenuti, e su un apposito sito web - www.progettopelagie.it - che è stato presentato per l’occasione e rimarrà online per un anno.

foto-22Per quanto riguarda gli obiettivi generali, il progetto ha puntato molto sulla conoscenza, la  tutela, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio storico, naturalistico ed ambientale delle Pelagie, nella convinzione che essi rappresentano obiettivi strategici per l’affermazione di un positivo rapporto con il territorio  di appartenenza e, unitamente al rispetto delle tradizioni, della cultura, di un corretto uso delle risorse, possono tradursi  in ricchezza, in turismo culturale e sviluppo sostenibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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un sorriso per la stampa

Immigrazione irregolare

“UOMO” - Campagna di sensibilizzazione sull'immigrazione irregolare.

La campagna mira a promuovere l’identità di Lampedusa quale luogo che intende giocare un ruolo forte nella protezione dei diritti umani di migranti, rifiutando che vengano commesse violazioni nel proprio nome o in nome dei propri abitanti e nel proprio territorio – ha dichiarato Filippo Mannino, Presidente di Alternativa Giovani.

“Lampedusa deve essere famosa in Europa e nel mondo per le sue bellezze e non per essere citata nei ricorsi alla Corte europea dei diritti umani, deve essere un luogo che i difensori dei diritti umani possano considerare un esempio, e il cui nome non evochi mai più espulsioni collettive, detenzione arbitraria, maltrattamenti, ma rispetto e protezione degli esseri umani.”

Secondo Alternativa Giovani, gli aspetti di solidarietà e rispetto nell’approccio della popolazione di Lampedusa agli arrivi di migranti in questi anni non sono stati resi visibili, non sono stati valorizzati, pur essendo stati numerosi e ripetuti.

Nel contempo Lampedusa ha rischiato di scontare l’effetto del linguaggio ansiogeno dei mezzi di comunicazione, che presentano l’arrivo di migranti e richiedenti asilo come un’aggressione e una minaccia di cui aver paura, tra l’altro senza aver alcun rispetto e un minimo di dignità per chi soffre, ed i filmati mandati in onda dalle tv ne sono un esempio!!

“Il messaggio della campagna è proprio affermare che questo ragionamento è interamente falsato: non è vero che i migranti sono minacciosi, non è vero che l’isola è insicura, non è vero che i suoi abitanti tollerano le violazioni dei diritti umani” – ha aggiunto Filippo Mannino.

Se in un luogo si propaga la cultura dei diritti umani, questa giova a tutti. Se si creano servizi l’intera comunità ne beneficia. Se invece si ammette la possibilità di abusi e violazioni, questa rende tutti più insicuri.

Lampedusa, i suoi abitanti e le sue istituzioni, in tutti questi anni si sono fatti carico di un problema epocale. Ma adesso serve un appoggio forte da parte del Governo Nazionale e principalmente dell’Unione Europea.

Proprio l’UE dovrebbe mettere un po’ da parte le politiche agricole e commerciali, ed occuparsi seriamente dei veri problemi; e non emettendo “raccomandazioni” oppure mandando i propri parlamentari a fare le “pubblicitarie ispezioni annunciate” solo a seguito di drammatici eventi, e poi mettendo tutto nel dimenticatoio.

Riguardo ai centri d’accoglienza – ha aggiunto Filippo Mannino – essi rappresentano solo la punta di un iceberg. Il vero problema è alla base, ossia le organizzazioni criminali e tutti coloro che hanno fatto di questo “dramma” un vero e proprio business economico. E se non si arriva alla radice gli sbarchi e/o soccorsi in mare continueranno a esserci.

Lampedusa, dal turismo ai recuperi umanitari.

Il bombardamento dei media, quando il mare si calma e arriva quella che gli isolani chiamano «bonazza», è continuo. Sembra un bollettino di guerra: «oggi sono sbarcati in 200, questa notte in 150».

Parlo del continuo flusso di extra comunitari verso Lampedusa. E scorrono le immagini in prevalenza di giovani maschi, ma anche di donne e bambini, che scendono da quelle che vengono definite carrette del mare e si avviano verso il centro di accoglienza.

E sì perché sembra strano, ma la maggioranza degli sbarchi avviene in questo isolotto pelagico. Non sbarcano a Linosa, non a Pantelleria, né a Malta, né in Sicilia se non sporadicamente: la maggior parte sbarca a Lampedusa. Il motivo è semplice. Si tratta in realtà di recuperi e non di sbarchi. Infatti quelli che nell’immaginario collettivo vengono vissuti come flotte di barche, che nottetempo, magari al buio,raggiungono le spiagge di Lampedusa, in realtà rimangono tali solo nella mente della gente. Il vissuto quotidiano è diverso.

Ormai flotte di motovedette della guardia costiera, dei carabinieri, della finanza, della marina, di stanza a Lampedusa, vengono allertate, dai controlli effettuati con gli elicotteri, della presenza di vecchie carrette del mare abbandonate in mezzo al Mediterraneo. Scatta così l’operazione recupero umanitario. Partono le motovedette e agganciano tali imbarcazioni distanti da 70 fino a 200 chilometri da Lampedusa. Potrebbero portare i poveri emigranti in qualunque parte della Sicilia, a Pantelleria, sulla costa trapanese o ragusana, o a Malta. O potrebbero raccoglierli in una portaerei d’appoggio nel Mediterraneo.

LOCAN SORRISOInvece li trasportano a Lampedusa perché è molto più comodo. Lì c’è un bel porto che ormai è stato quasi completamente monopolizzato dalle forze presenti, vi è un aeroporto che può essere utilizzato, vi è un collegamento giornaliero con Porto Empedocle che spesso diviene il mezzo di trasporto dei poveri disperati e poi gli isolani non reagiscono.

E così le cronache quotidiane ci parlano dell’assalto di extra-comunitari a Lampedusa. Del centro di accoglienza che, potendo contenere solo 150 arrivi, viene affollato da un numero spropositato che arriva, a volte, a 500 persone.

Ormai l’isolotto al centro del Mediterraneo è più conosciuto per le cronache di questo esodo piuttosto che per le bellezze dell’isola dei conigli o per le tartarughe. Gli isolani si stanno accorgendo che sta avvenendo la sostituzione dei visitatori che venivano in ferie con costoro. Non se ne sono dispiaciuti più di tanto, fino a quando, facendo i conti, si sono accorti che non tornano. E ora mostrano preoccupazioni serie per i loro investimenti che non avranno il giusto ritorno.

Probabilmente si parla di una perdita di circa 300.000 presenze. Se si calcola che ogni visitatore spende in media dai 50 ai 100 euro al giorno, il calcolo è semplice da farsi. Il danno è, per la stagione in corso, da circa 15 a 30 milioni di euro. Una bella cifra che gli isolani offrono ad uno Stato che addossa il costo di una problematica europea sulle spalle di 6.000 isolani.

Facendo un calcolo banale si tratta di una perdita da 2.500 a 5.000 euro a testa, compresi i vecchi ed i bambini. D’altra parte basta parlare con i direttori delle tre banche che operano nell’Isola per rendersi conto di quanto queste cifre non siano campate in aria.

Molti avevano rinnovato la loro casa e devono pagare il mutuo, coloro che affittano i motorini, le macchine e le barche si erano preoccupati di ammodernare il loro parco ma devono ancora pagare le rate del prestito.

In compenso lo Stato ha risparmiato non tenendo una portaerei al largo per accogliere questi disperati. Ma il danno non è solo quello descritto.

I comandi delle varie armi hanno preso in affitto tutte le camere di alcuni tra i migliori alberghi dell’Isola. Questo, direbbe qualcuno, è un vantaggio! Solo a prima vista. Perché in realtà rischia di modificare la vocazione dell’isolano che è quella di essere imprenditore. Trasformandolo in uno che non deve creare un profitto, cercarsi i mercati per il proprio albergo, migliorare le strutture, ma uno che ha una rendita. Quando i militari andranno via e con essi il reddito sicuro, quando la serra si aprirà e dovranno stare sui mercati, magari saranno travolti. Niente di nuovo.

E’ la solita storia che si ripete da sempre. Uno Stato padrone che si ricorda del suo Sud per usarlo per le sue esigenze. A scapito di qualunque ipotesi di sviluppo.

Ma ripercorriamo le tappe di una storia singolare e sintomatica.

Lampedusa fino agli anni ’50 era un’isola di pescatori. 5.000 abitanti che vivevano abbastanza isolati dal resto del mondo. I collegamenti con la «terraferma» venivano assicurati da navi passeggeri che la collegavano due-tre volte la settimana a Porto Empedocle e a Trapani. Poi la rimessa in funzione della pista abbandonata che durante l’ultima guerra era stata in poche ore, costruita dalle forze alleate, aveva messo in funzione un meccanismo virtuoso che ha portato l’Isola a creare un distretto turistico interessante. Se si fa riferimento ai dati dell’energia elettrica si può valutare un numero di presenze effettive vicino a 600.000 mila l’anno.

Se si pensa che i dati ufficiali della intera provincia di Agrigento sono circa un milione si capisce quanto sia importante per il turismo della provincia e dell’intera Sicilia questo distretto turistico.

Grandi investimenti di privati, un numero di posti letto che arriva ad ospitare fino a 30.000 persone, servizi generalizzati tanto da avere le 5 vele da Legambiente.

A questo punto lo Stato padrone trova molto comodo utilizzare una struttura già organizzata ed arriva con una mano sempre più pesante ad utilizzare l’isola come avamposto nel Mediterraneo.

Il resto è storia dei nostri giorni.

di Pietro Busetta – LA SICILIA 17.08.06

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